Notule
(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)
NOTE
E NOTIZIE - Anno XXIII – 24 gennaio 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org
della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia”
(BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi
rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente
lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di
pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei
soci componenti lo staff dei
recensori della Commissione Scientifica
della Società.
[Tipologia del
testo: BREVI INFORMAZIONI]
Come il VIP sincronizza l’orologio
biologico principale (SCN) dell’organismo. I singoli
neuroni del nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo (SCN), ossia il master
clock conduttore dei ritmi circadiani, presentano oscillazioni autonome
dalla cellula, ma i loro ritmi sono sincronizzati da segnalazioni
intercellulari di peptidi come il VIP. Il modo in cui il VIP facilita la
sincronizzazione dei neuroni SCN finora non era stato chiarito. Kui Han e
colleghi, per scoprire questo meccanismo, hanno impiegato BaSIC
(brain-slice-in-a-chamber),
ossia un nuovo sistema di coltura ex-vivo automatizzato e poi
specificamente adattato alle sezioni sottili di SCN, e colture di cellule
dissociate.
I ricercatori hanno scoperto che il pulsing del VIP resetta velocemente il ritmo
circadiano, con la sincronizzazione della fase e dell’ampiezza, attraverso una
rapida riduzione della proteina PER2 (Period2). [Cfr. Adv Sci (Weinh) – AOP doi: 10.1002/advs.202511069,
Jan. 15, 2026].
Cosa rivela la variabilità della
glucodinamica cerebrale sui rapporti tra cognizione e metabolismo. La
glucodinamica, ossia le fluttuazioni momento per momento nell’uso del glucosio,
presenta nel cervello delle variazioni che sono state studiate da Hamish A.
Deery e colleghi, trovando che tali cambiamenti costituiscono un importante
elemento biologico a sostegno della cognizione, e hanno un ruolo nelle
modificazioni della funzione cerebrale indotte dall’invecchiamento. In
particolare, a una più alta variabilità glucodinamica era associata una più
alta efficienza metabolica delle reti e una migliore prestazione
cognitiva. I volontari più anziani presentavano ridotta variabilità,
ridotta efficienza delle reti e peggiore prestazione cognitiva. [Cfr. PNAS
USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2510850123, January 13, 2026].
Disturbi dello spettro dell’autismo
(ASD): efficacia dell’interfaccia cervello/computer nella terapia. L’efficacia
dell’impiego di interfacce cervello-computer (BCI) nella promozione di abilità
cognitive, comunicative e sociali nei bambini affetti da ASD è stata messa in
dubbio a causa della disomogeneità dei risultati ottenuti in realtà diverse;
per questa ragione Hongrui Zhu e colleghi hanno realizzato una revisione
sistematica dei trattamenti mediante BCI e hanno deciso di introdurre uno
specifico protocollo di meta-analisi per valutare tutte le pubblicazioni di
terapie di ASD con BCI che saranno praticate da gennaio 2026 ad aprile 2026; è
previsto l’intervento di due revisori
indipendenti. [Cfr. BMJ Open 16 (1): e102277, Jan. 13, 2026].
Disturbi dello spettro dell’autismo
(ASD): Danio rerio (zebrafish) come modello di studio.
Il nonapeptide ipotalamico ossitocina interviene in processi connessi
con la cognizione sociale e con comportamenti sociali complessi legati ad affettività
oblativa e fiducia nel prossimo; per questa ragione si valuta il suo impiego
negli affetti da ASD. Ma le conoscenze relative al ruolo del peptide, sia
rilasciato come neuromodulatore sia nella sua azione endocrina fisiologica,
sono ancora carenti e, quindi, è richiesto un salto di qualità nella ricerca. A
questo fine, Géssica Peres con Carla Denise Bonan e altre colleghe brasiliane
ha individuato nel coloratissimo pesciolino striato Danio
rerio (zebrafish) un organismo modello ideale. Infatti, Danio
rerio presenta vie neurochimiche ossitociniche altamente conservate nella
filogenesi e un importante comportamento sociale. Le ricercatrici propongono
una rassegna sui meccanismi chiave della segnalazione ossitocinica e forniscono
recenti evidenze a supporto dell’impiego di questo pesciolino – già considerato
tra i principali organismi-modello per le neuroscienze – per la ricerca sulla
fisiopatologia del cervello affetto da ASD. [Cfr. Peres G. et al., Journal of Neurochemistry –
AOP doi: 10.1111/jnc.70346, 2026].
Un ritmo cerebrale identificato nel
sonno accomuna uomini, lucertole, ratti e piccioni. Antoine
Bergel e colleghi coordinati da Paul-Antoine Libourel, registrando l’attività
cerebrale di 7 specie di lucertole, uomini, ratti e piccioni, hanno rilevato e
dimostrato la comune presenza nel sonno di un ritmo EEGrafico infra-lento. Tale
ritmo era strettamente accoppiato con i movimenti degli occhi, il tono
muscolare, la frequenza cardiaca e respiratoria nelle lucertole, la luminosità
cutanea nel camaleonte, i cambiamenti pulsatili nel volume cerebrovascolare
durante tutto il sonno nei draghi barbuti e, durante la fase NREM, nei topi.
Questo ritmo infra-lento è dunque conservato negli amnioti. [Cfr. Nature
Neuroscience – AOP doi: 10.1038/s41593-025-02159-y, Dec. 29, 2025].
Identificare il DNA di Leonardo da
Vinci: rilanciata un’impresa che ha nuove speranze di riuscita. Le
sequenze del cromosoma Y estratte da un lavoro d’arte e da una lettera scritta
da un cugino di Leonardo appartengono a un raggruppamento genetico di persone
con un comune antenato in Toscana, localizzato in un’area fiorentina che
include il sito di nascita del Genio vinciano. Tuttavia, come ha precisato
David Caramelli, antropologo e specialista di DNA antico dell’Università di
Firenze: “Stabilire un’identità inequivoca è un’impresa estremamente complessa”.
Infatti, non sono ancora stati trovati campioni, per quanto di minime dimensioni,
che appartengano a Leonardo stesso e, dunque, si procede ancora seguendo
complessi criteri integrati. La principale difficoltà dello studio, avviato nel
2014, è dovuta alla mancanza di resti corporei, quali ossa, di attribuzione
sicura, perché la sepoltura di Leonardo fu violata all’inizio del 1800;
inoltre, non vi sono suoi discendenti diretti.
Recentemente si è ottenuto un
campionamento del cromosoma Y di discendenti di Ser Piero da Vinci, il notaio
padre naturale di Leonardo, e si sono compiuti nuovi tentativi di estrarre DNA
da tombe di parenti storicamente certi dell’autore della Gioconda.
Ricordiamo che, nell’aprile del 2024,
Rhonda Roby e colleghi hanno ricavato un campione di DNA da un disegno a
sanguigna di un Bambino Gesù attribuito a Leonardo da Vinci.
La pre-pubblicazione del nuovo studio in
questo mese su Science, che documenta i nuovi risultati ottenuti, è
stata così commentata da S. Blair Hedges della Temple University: “It is a great paper. Cutting-edge stuff”, che rivela come prelevare DNA dai manoscritti
dell’epoca e mette insieme un’impressionante piattaforma di metodi su cui si
potrà continuare a lavorare. [Fonte: Science – January 6, 2026].
Nel più grande e antico parco nazionale
africano una femmina di gorilla di montagna ha partorito due gemelli. L’evento
è più che raro e la specie in questione, interessante per molti comportamenti
simili a quelli umani, è gravemente minacciata nella sopravvivenza. Il parco di
Virunga nella Repubblica Democratica del Congo fu creato oltre cento anni fa
proprio per scongiurare l’estinzione del gorilla di montagna, di cui rimangono
in natura meno di 1.100 esemplari. [Fonte: Virunga National Park, January 7,
2026].
Viviamo nell’epoca d’oro della scoperta
di nuove specie: oltre 16.000 nuove specie ogni anno. Un
nuovo studio condotto da John Wiens e colleghi dell’Università dell’Arizona,
che ha esaminato le registrazioni tassonomiche di circa 2.000.000 di specie in
tutte le principali forme di vita, ha accertato che negli ultimi cinque anni il
ritmo febbrile delle nuove scoperte cresce sempre di più e, nel periodo tra il
2015 e il 2020, il numero delle scoperte già superava le 16.000 l’anno. Queste
scoperte includono oltre 10.000 nuovi animali: il tasso di descrizione di nuove
specie non solo supera di gran lunga quello delle estinzioni, ma ci rende conto
di una biodiversità ricca e notevolmente confortante. John Wiens qualche
settimana fa ha dichiarato a Science Daily che questo studio smentisce
osservazioni e preoccupazioni recenti circa l’ipotetica riduzione dell’individuazione
di nuove specie.
Quando tre secoli fa il naturalista
svedese Carl Linnaeus fondò con la sua nomenclatura binomiale la moderna
tassonomia, descrisse più di 10.000 specie di piante e animali, e quel numero
parve altissimo a molti studiosi dell’epoca; oggi sappiamo che i due milioni e
mezzo di specie conosciute e canonicamente riportate nei trattati sono solo un
piccola parte del totale realmente presente sul pianeta, e Wien sostiene che il
totale delle specie al mondo – inclusi i microrganismi – potrebbe essere di
decine o centinaia di milioni. [Cfr.
Science Advances – AOP doi: 10.1126/sciadv.adz3071, 2025;
BM&L-International, 2026].
Le
virtù taumaturgiche e magiche del “pan di ramerino” scompaiono con l’avvento
del metodo galileiano. Gli antichi
Greci e i Romani, basandosi sulla conoscenza associativa e su esperienze
suggestive tramandate, che certamente non contemplavano la stima della casualità
o fare la tara di un effetto placebo, impiegavano il rosmarino o ramerino
per curare la tosse e quelle che ritenevano essere malattie del fegato. Nel
Medioevo maghi, negromanti e pitonesse attribuivano al ramerino il potere di
tenere lontani demoni, spiriti maligni e malasorte; alcuni lo somministravano
come cura contro i deliri di gelosia, in particolare a mariti e mogli in preda
a tormentosi sospetti di infedeltà coniugale, che li rendevano insonni e
sofferenti.
In Firenze, la
maggior parte degli usi legati a questa pianta nasce da tradizioni popolari, in
cui non si fatica a riconoscere attribuzioni di valore simbolico secondo un
sincretismo involontario che fonde riferimenti religiosi e magici. Leggiamo in
Foresto Niccolai, archivista della Misericordia di Firenze: “Nel Giovedì Santo
è tradizione mangiare il «pan di ramerino» benedetto, usanza legata alla
simbologia dell’Ultima Cena. Il pane con lo zibibbo, che gli antichi fiorentini
di città e dei dintorni apparecchiavano il Giovedì Santo faceva parte di una
magia pasquale”[1].
I sacerdoti
parlavano di tradizione in termini di “memoria” dei riti pasquali e, con ogni
probabilità, dall’equivoco sul termine “memoria” e dalle antiche suggestioni
tramandate negli erbari si arrivò a questa convinzione: “Chi mangia il pane di
ramerino si assicura memoria, lunga vita, fortuna nell’amore e amicizia sincera”[2]. Per
secoli si è conservata l’abitudine di bere il decotto di rosmarino nelle prime
ore del giorno per migliorare le prestazioni di memoria[3].
Il Pontormo,
come si legge nel suo diario, sperava di alleviare le sue sofferenze mangiando
pan di ramerino e, per questo, era costretto a far la fila davanti alla
Spezieria del Moro (oggi Farmacia del Moro) che lo vendeva come un rimedio
curativo.
Il motivo per
cui si affermò il costume di portare in tasca un ramoscello di rosmarino è nel
valore talismanico: “Il ramerino, il sempreverde, è il portafortuna più caro
degli innamorati e degli amici”[4].
Presso gli innamorati, il dono di un rametto di questa pianta aromatica voleva
dire: “Non ti scordar di me”[5].
Solo con lo
studio dei vegetali secondo il metodo scientifico sperimentale, che non poté
confermare alcuna delle virtù terapeutiche tradizionalmente attribuite alla
pianta, cominciò a venir meno anche la fiducia nei “poteri magici”
implicitamente assunti dall’uso superstizioso. Poco per volta scompare la credenza
che si possa ottenere dal rosmarino un elisir di lunga vita, un potenziamento
della memoria, felicità nell’amore di coppia e guarigione di malattie; così
rimane ai giorni nostri l’uso del pan di ramerino, con quelle più
modeste virtù nutrizionali che il rosmarino condivide con molti altri vegetali.
[BM&L-Italia, gennaio 2026].
Una
rivincita della natura che dona speranza: le buone notizie fanno bene alla
salute psicofisica. Il
giornalismo in epoca massmediatica ha per luogo comune globale una formula tanto
realistica quanto rassegnata: No news is a good
news, originariamente intesa a indicare che è un segno positivo non aver
notizie, ma poi impiegata sempre più per significare che i fatti oggetto di
interesse e comunicazione mediatica sono sempre negativi. Abbiamo studiato in
passato gli effetti di attivazione evocativa dei sistemi dello stress per
effetto della recezione di notizie negative di cronaca nera, di guerra o capaci
di suscitare allarme sociale; oggi, prendendo spunto dall’acquisizione relativamente
recente degli effetti positivi generati a livello cerebrale e neuroimmunitario dalle buone notizie, vogliamo diffondere
in sintesi una notizia pubblicata in questi giorni da Buone Notizie –
L’impresa del bene[6] e
presentata, a ragione, come una rivincita della natura: le raffinerie di
petrolio abbandonate in giro per il mondo stanno progressivamente ridiventando
ecosistemi naturali.
Il primo
esempio di questo fenomeno sembra essere stato Canvey
Wick, nell’Essex britannico, dove una vastissima area di pascolo in parte
paludosa ma ricchissima di fauna fu trasformata negli anni Settanta in area
industriale e completamente asfaltata e attrezzata per raffinare il petrolio,
fino a quando la crisi petrolifera bloccò lo sviluppo del progetto e la
raffineria fu abbandonata. Le piante cominciarono lentamente a riconquistare
spazi, a spaccare l’asfalto, a invadere l’area, costituendo ambiente favorevole
per la vita di molti animali, prime fra tutte le specie aviarie. Nel 2005
l’area fu dichiarata oasi naturale di particolare interesse scientifico e
affidata alla Royal Society for the protection of birds (RSPB), che ha il sostegno di Buglife
e Land Trust. Qualcosa di simile si sta verificando in California,
presso Fullerton, nel sito di West Coyote Hills: giacimento petrolifero
attivo della Chevron fino agli anni Novanta, venduto agli ambientalisti che
hanno sgombrato il campo dai prodotti dell’attività antropica, sta diventando
un vero gioiello ecologico, definito un lembo di California ritornato come al
tempo dei pionieri. L’opera, però, è ancora incompiuta e Angela Lindstrom,
un’ambientalista del posto, vuole riscattare gli ultimi 200 ettari e, a questo
scopo, sta lavorando per ottenere finanziamenti e poter completare durante
quest’anno una riserva naturale da trasmettere alle generazioni future.
Buone notizie
come queste, particolarmente per chi è sensibile ai problemi ambientali, oltre
a produrre una reazione positiva immediata – anche se di breve durata – fanno
ben sperare per il prossimo futuro e incoraggiano a percorrere la via di un
radicale cambiamento per la tutela dell’ambiente a salvaguardia della vita
delle generazioni future. Ma, più in generale, abbiamo bisogno di buone notizie
che almeno bilancino il bombardamento di notizie di crimini, guerre, stragi,
catastrofi, incidenti e ogni sorta di sciagura cui siamo quotidianamente
sottoposti, se non ci isoliamo in un microcosmo impermeabile ai media. Le
cattive notizie, soprattutto se ascoltate a lungo, immergendosi nei contenuti
trasmessi, sono in grado di attivare i sistemi neuronici dello stress e
condizionare stati funzionali cerebrali che producono effetti negativi sul
sistema immunitario.
È sicuramente
lodevole impegnarsi nel diffondere buone notizie, quali quelle relative alle
nuove scoperte scientifiche con un’incidenza positiva sul trattamento di
patologie e sulla vita delle persone affette, e a fornire a quante più persone
è possibile gli strumenti per non rimanere “vittime” dell’informazione negativa
capace di influenzare lo sviluppo di stati neurofunzionali dannosi per la
salute.
Ricordiamo, in
proposito, che con due millenni di anticipo, senza conoscere le basi
neurobiologiche degli effetti salutari di contenuti mentali positivi, Seneca
indicava il male nell’avere “la mente rivolta a cose che sono mali” e viceversa
il bene nell’avere “la mente rivolta a cose che sono beni” (cfr. Giovanni
Reale, La filosofia di Seneca come terapia dei mali dell’anima,
Bompiani, Milano 2004). [BM&L-Italia,
gennaio 2026].
Notule
BM&L-24 gennaio 2026
________________________________________________________________________________
La Società
Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia, affiliata alla International Society
of Neuroscience, è registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Firenze,
Ufficio Firenze 1, in data 16 gennaio 2003 con codice fiscale 94098840484, come
organizzazione scientifica e culturale non-profit.
[1] Foresto Niccolai, Bricciche
Fiorentine – parte terza (III vol.), p. 142, Tipografia Coppini, Firenze
1996.
[2] Foresto Niccolai, Bricciche
Fiorentine – parte terza (III vol.), idem.
[3] Cfr. Foresto Niccolai, idem.
[4] Foresto Niccolai, Bricciche
Fiorentine – parte terza (III vol.), idem.
[5] Cfr. Foresto Niccolai, idem.
[6] Settimanale del “Corriere della Sera”.